Progetto formativo pilota rivolto ai profughi africani


“dai un pesce ad un uomo e lo nutrirai per un giorno,
insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”
antico proverbio cinese

 

PREMESSA

La situazione attuale

Nel 2015 sono state 60 milioni le persone. Di queste sono arrivate in Europa 1.270.000, mentre nel 2014 ne sono arrivate 270.000.
Secondo i dati offerti da Emergency, nei soli primi mesi del 2016 sono morte 2.800 persone nella traversata per raggiungere l'Europa.
Una volta approdati in Italia, l’unica via per rimanere in modo legale è fare richiesta di protezione internazionale o sussidiaria (che otterranno se dimostreranno di provenire da un Paese in conflitto o in cui corrono un pericolo se tornassero). In tal modo sono legittimati a rimanere sul territorio italiano per la durata dell'istruttoria della relativa pratica e vengono accolti nei progetti di accoglienza straordinaria. In Trentino durante il 2015, sono stati accolti 1.167 migranti di cui quasi due terzi sono uomini. Di questi migranti, 662 hanno abbandonato l’accoglienza già nel corso dell’anno per proseguire il percorso migratorio in altri paesi del Nord Europa.
Il principale Paese di provenienza è l’Africa.
Il programma di accoglienza straordinaria, grazie ai contributi finanziati dall’Unione Europea, interviene in un ottica assistenzialista che finisce per avvallare l’idea fasulla che molti di loro si sono costruiti rispetto all’occidente: una società in cui si guadagna senza fare fatica. La conseguenza più grave è che molte delle persone accolte rischiano di perdere la motivazione a lavorare.
Dal loro arrivo in Italia fino all’incontro con la Commissione, che decice sul rilascio della protezione internazionale/umanitaria, trascorrono circa 18 mesi.
Se essa stabilisce che il problema del Paese di origine del richiedente non è la guerra ma la fame, se si tratta quindi di migranti economici, molto difficilmente rilascerà il permesso di soggiorno. Ecco che quasi la metà delle persone che chiedono la protezione non ottengono il permesso e ricevono il diniego. Gli ultimi dati sono anche più preoccupanti: da quanto ci riportano alcuni dei rifugiati accolti, recentemente in un gruppo di 25 richiedenti africani ascoltati dalla commissione, solo 1 ha ottenuto il permesso di soggiorno.
A questo punto, chi riceve diniego, può scegliere se lasciare subito l’Italia o ricorrere al tribunale contro la decisione della Commissione entro 30 giorni. In tal caso ha diritto di rimanere sul territorio fino a che si sia concluso l’iter giudiziario (nei sui tre gradi di giudizio).
Il tribunale può accogliere il ricorso e rilasciare il permesso di soggiorno oppure può decidere di rigettare il ricorso (confermando la decisione della Commissione).
Presentare ricorso, pur sapendo che hanno poche possibilità di veder accolta la propria richiesta, permette loro di guadagnano tempo ma poi un giorno, nella maggior parte dei casi, arriva la decisione finale che molto spesso conferma quanto stabilito dalla commissione. Dovrebbero, quindi, lasciare l’Italia ma sono in molti a non farlo e a preferire vivere nella clandestinità.
Medici senza frontiere nel 2015 ha contato 10.000 clandestini in Italia.
Intrapresa questa strada, poi, accade che si vedano costretti, per sopravvivere, ad entrare nelle reti di sfruttamento che, nonostante li trattengano in situazioni di violenza e violazione dei diritti umani, danno loro una immediata possibilità di guadagno ed integrazione.
   Valori di riferimento

La cooperazione internazionale in Trentino ha una lunga storia, moltissime associazioni con l’aiuto della Provincia e non, hanno relizzato significativi interventi in Africa, si contano 200 Associazioni impegnate nel sostegno in varie forme all’Africa. L’Associazione Grande Quercia, considerata l’attuale emergenza relativa alla migrazione,  si accoda , secondo le proprie possibilità,  per dare il proprio contributo a quegli uomini africani migrati in Italia in cerca di nuove prospettive di vita con un progetto pilota al fine di favorire il loro rientro in Patria.
L’occidente, come tutti sappiamo, ha una grande  responsabilità dell’impoverimento dell’Africa e dello sfruttamento delle risorse di questo grande paese. Non si può neanche ignorare le nuove forme di colonizzazione messe in atto da parte delle multinazionali, né le molteplici denuce di Amnesty International.
Di fronte allo sfruttamento, alla negazione dei diritti umani fondamentale ad opera dei Governi dittatoriali africani, la fuga è una naturale conseguenza: la storia dell’umanità è piena di migrazioni per guerre, povertà ecc..
Pensiamo che l’occidente, oltre al soccorso immediato di fronte alle necessità contigenti, debba offrire loro la possibilità di un riscatto sociale, una via d’uscita  dalle condizioni in cui si trovano.
Ci uniamo al coro di coloro che hanno compreso che l’investimento più saggio è quello della Formazione, vedi AMREF (African Medical and Research Foundation). Noi tenteremo oltre a questa via,  di seguirne un’altra, di favorire il loro  reinserimento in Patria,  seppur con i mezzi minimi per permettere loro quel riscatto sociale fondamentale per non abbandonare la propria terra.
Consapevoli delle grandi difficoltà di un simile progetto intendiamo comunque tentare questa strada con la collaborazione di tutti coloro che che condividono le  nostre motivazioni e vogliono aiutarci.


OBIETTIVI DEL PROGETTO

Il presente progetto si pone l’obiettivo di offrire un’opportunità di futuro ai richiedenti asilo, giovani maschi africani, soprattutto a coloro che difficilmente otterranno una risposta positiva alla loro domanda di protezione internazionale.
Si intende impegnarli formandoli al lavoro e alla cultura occidentale, aumentare le loro competenze sui valori e regole della società occidentale basata sul lavoro e i diritti umani, supportarli nello sviluppo di competenze lavorative trasversali da impiegare in Africa. Soprattutto il progetto è orientato a supportare nell’organizzazione del rientro in Africa quanti stanno maturando la decisione di tornare in Patria. Li si guiderà nell’acquisto del biglietto e nell’espletamento delle pratiche, verificando anche la possibilità di una copertura dei costi da parte del Fondo Europeo per i rimpatri (gestito dal Ministero dell’Interno) o programmando con loro un risparmio di quanto guadagnato. Principalemte si intende organizzare il loro impiego presso enti italiani (imprese o ONG) che operano in Africa garantendogli una supervisione a distanza per 12 mesi.

TARGET DI RIFERIMENTO

Il progetto coinvolgerà  un massimo di 10 persone selezionate tra uomini dai 18 ai 30 anni di origine africana, che stiano maturando la decisione di tornare in Africa, dando la priorità ai profughi inseriti nei progetti di accoglienza straordinaria della Provincia di Trento, che abbiano regolarizzato la loro posizione di richiedenti protezione (che siano quindi in possesso del documento C3). Precedenza su tutti verrà data a chi abbia già ricevuto il diniego dalla Commissione.
Cinformi inviterà tutti gli interessati, con i requisiti richiesti, a partecipare alla selezione. Verrà svolto anche un loro bilancio di competenze che permetta una più oculata individuazione delle aziende in cui inserirli, tra quelle che si rendono disponibili. Si occuperà della selezione dei partecipanti un team formato da un tutor africano (Soma Fafona), una formatrice dell’Ass. Grande Quercia (Elisabetta Kalb), un imprenditore e formatore (Cristiano Tomasini) e la referente del progetto (Elisabettta Murdaca).

STRUTTURAZIONE SPECIFICA DEL PROGETTO

Di seguito si illustrano le fasi del progetto con le relative tempistiche:
  1. creazione di una rete di lavoro con le organizzazioni di solidarietà internazionale alla ricercadi relatà che possano garantire un impiego in Africa ai participanti (maggio- dicembre 2016);
  2. individuazione di contesti disponibili ad offrire contratti di tirocinio in Italia (maggio- dicembre 2016);
  3. reclutamento di insegnanti volontari per la formazione in aula, la cui disponibilità sarà cercata attravarso la rete delle associazioni (maggio-dicembre 2016);
  4. predisposizione di un programma pedagogico (luglio 2016);
  5. individuazione degli interessati attraverso quanti sono a contatto diretto con chi possiede le condizioni richieste dal progetto (ottobre-diecembre 2016);
  6. selezione dei partecipanti a cura di un team appositamente formato (ottobre-dicembre 2016);
  7.  creazione di un’equipe multidisciplinare (dicembre 2016) formata da: un referente istituzionale (individuato nel Cinformi), tre persone dell’Associazione Grande Quercia (Elisabetta Kalb,  Elisabetta Murdaca e l'imprenditore Cristiano Tomasini) e il responsabile della parte formativa (che sarà individuato tra gli associati a Docenti Senza Frontiere).  L’Associazione Grande Quercia, quale promotrice del progetto, si propone di essere ente organizzatore e coordinatore delle riunioni al fine di far si che ogni partner assicuri il proprio contributo in base ai compiti attribuiti ed alla propria mission istituzionale. L’Associazione predisporrà le regole da seguire per essere parte del progetto e saranno illustrate ad ogni singolo utente partecipante. Ciascuna persona coinvolta nell’esecuzione del progetto dovrà sottoscriverle ed attenersi alle stesse. La violazione di quanto sottoscritto, ad insindacabile giudizio di una commissione composta da cinque persone e nominata dal Presidente dell’Associazione Grande Quercia, potrà comportare l’esclusione della partecipazione al progetto formativo. L'equipe avrà il compito di individualizzare ciascun percorso di formazione ed inserimento lavorativo, conservando traccia delle competenze pregresse, di quelle acquisite e perfezionate e di quelle da acquisire o perfezionare.                                                                                                                                                                         All’interno dell’equipe multidisciplinare si individua una persona dell’Associazione Grande Quercia (Elisabetta Murdaca) che sia riferimento fisso e costante per il partecipante e per i contesti di inserimento. Questa persona avrà il compito di seguire da vicino l’andamento dei progetti individuali, farà sopralluoghi presso i contesti di inserimento e si confronterà con i tutor di riferimento in tali contesti, riporterà poi quanto ascoltato ed osservato all’equipe multidisciplinare.  Quest’ultima sarà, quindi, responsabile di monitorare l’andamento dei percorsi individuali ed il progetto nel suo complesso. Valuterà l’opportunità di procedere ad eventuali adattamenti e modifiche ad hoc sulla base delle esigenze del singolo e/o del progetto nel suo complesso. Per svolgere tali compiti l’equipe si incontrerà mensilmente.
  8. le persone che aderiscono al progetto saranno inserite in aziende disponibili ad offrire loro una formazione attraverso contratti di apprendistato o tirocini.
  9. Contemporanea attivazione della formazione degli utenti che si terrà dal lunedì al venerdì per due ore al giorno presso un’aula dell’Istituto Artigianelli di Trento. la formazione in aula è prevista dalle 18.00 alle 20.00. Successivamente, attivati i tirocini, l’orario potrebbe subire delle modifiche. Questa fase si prevede abbia inizio presumibilmente a gennaio 2016. La formazione in aula, compatibilmente con il calendario scolastico adottato dalla provincia di Trento, proseguirà fino la conclusione del progetto, coincidente con il rientro in Africa. La frequenza è obbligatoria. Il primo obiettivo che la formazione si pone è la conoscenza della nostra società e dei costrutti su cui la nostra società si basa e, parallelamente, l’apprendimento della lingua attraverso l’esperienza e la rielaborazione del vissuto. L’aula sarà un luogo di dialogo e confronto affinché le fondamenta e i valori della cultura italiana possano fare breccia nella loro concezione dell'occidente. I partecipanti saranno aiutati ad affrontare i problemi che sorgono e, attraverso ciò, ad elaborare il perché delle regole per noi ovvie, come ad esempio la puntualità, il rispetto nelle relazioni e delle regole ecc. Si tratta di partire dal lavoro per arrivare alla formazione e non viceversa, accogliendo e accompagnando i partecipanti in un percorso di comprensione che è allo stesso tempo un percorso di crescita personale.  La formazione impostata in questo modo, partendo dall’esperienza vissuta durante la giornata di lavoro e di volontariato, faciliterebbe anche il loro apprendimento dell’italiano come strumento per dare un senso alle esperienze concrete. E’ prevista la presenza in aula, una o due sere a settimana, di una persona africana integrata che farà da ponte tra i corsisti e il docente e viceversa: Soma Fafona e Mamadou Sow avranno, quindi, il ruolo di tutor e mediatori culturali. I corsisti potranno anche accedere a colloqui individuali con loro. Saranno organizzati occasionali eventi serali con associazioni africane presenti sul territorio, oltre a serate di convivialità/festa in cui gli utenti avranno occasione di fare gruppo e vivere l’accoglienza.
Tutte le fasi del progetto si svolgeranno sotto la supervisione da parte dell’equipe multidisciplinare.

DURATA

Il progetto inizia con la selezione dei candidati, la durata del percorso è variabile e dipende dalla situazione del singolo partecipante.
In ogni caso gli utenti selezionati saranno accompagnati fino alla conclusione del progetto, che coincide con il rientro. Il progetto può esaurirsi anche per inadempienza del partecipante agli accordi sottoscritti. Non si intende vincolarsi ad una data di termine, ma piuttosto l’equipe multidisciplinare avrà la libertà di definire tempistiche diverse a seconda delle singole esigenze e delle normative sui ricorsi ai dinieghi.
La conclusione del progetto coincide con il rientro in Africa pur proseguendo l'accompagnamento a distanza per il tempo che l'equipe disciplinare riterrà necessario (indicativamente un anno).
il progetto può esaurirsi anche per inadempienza del partecipante agli accordi sottoscritti. se, peraltro, il partecipante nel frattempo ottiene accoglimento della sua richiesta di permesso di soggiorno o cambia i progetti di vita (ad esempio costruisce famiglia in Italia), decade la motivazione iniziale.

ATTORI E LORO RUOLI

L’Associazione Grande Quercia, quale promotrice del progetto pilota, data l’attuale emergenza migratoria e le complessità dell'integrazione socio lavorativa, ha formulato il sopracitato progetto a partire dalla collaborazione e consulenza con piú soggetti, coinvolti a vario titolo in ciò che sta accadendo quotidianamente nella nostra società di accoglienza. Qui di seguito verranno brevemente indicati gli attori coinvolti, sottolineandone esperienze ed opinioni che ci hanno dato la direzione in cui muoverci e progettare.

Cinformi

Rappresentante dell’istituzione Provinciale, il Centro informativo per l’immigrazione, gestisce il programma di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale è, quindi fondamentale il suo coinvolgimento. Nei molteplici incontri di confronti con Anna Brugnolli sono emersi molti spunti di riflessione con particolare riferimento alla durata del progetto, all’individuazione del target di riferimento ed altro.

Soma Fafona

Di origini maliane, co-titolare del negozio africano all’Ombra del BaoBab a Trento, Soma Fafona è ben integrato sul territorio e ha molto a cuore il destino dei suoi fratelli che sono qui in cerca di un futuro. Lui stesso è consapevole che difficilmente troveranno qui ciò che cercano: la maggior parte di loro vanno incontro ad una vita da clandestini. E’ convinto dell’importanza che siano impiegati in attività utili per evitare che vivano nell’ozio o che si dedichino alla criminalità. E’ il primo convinto sostenitore del progetto e avrà un ruolo importante nel tutoraggio dei soggetti che si coinvolgeranno. Uno dei suoi preziosi contributi si riferisce proprio alla definizione del suo ruolo.

Julien Fanseu

Di origini Camerunense, si è laureato in Economia a Trento ed è co-titolare della start up InFaSe s.r.l.s. Sostiene che per il successo del progetto è  fondamentale procedere ad una selezione dei partecipanti ed assicurarsi che siano fortemente motivati. Considerate le sue competenze ed attitudini, partecipa al progetto come consulente. Dall’incontro con lui si è presa consapevolezza dell’opportunità di pensare e sviluppare un secondo progetto autonomo e indipendente rispetto a quello presente, strutturato nelle seguenti fasi:
 
  1. individuazione di uomini africani in possesso di una formazione ma con difficoltà di integrazione lavorativa;
  2. selezione di candidati motivati;
  3. formazione per farli diventare imprenditori;
  4. rientro accompagnato in patria;
  5. supporto nell’avviamento dell’attività di impresa in Africa;
  6. sostegno a distanza per un anno.
Questo secondo progetto sarà interamente gestito da In.fase s.r.l.s. in collaborazione con l’associazione Grande Quercia in qualità di promotrice della iniziativa. L’obiettivo di questo diverso progetto è formare imprenditori africani che rientrino in Patria per avviare attività d’impresa . Ciò al fine di rispondere all’aspirazione di chi ne abbia interesse ma anche ad una richiesta di imprenditori da parte dell’Africa. In.fase lavora sulla logica dell’internazionaliz-zazione e Julien Fanseu intende dimostrare che ci sono i mezzi e gli strumenti per prepararsi e tornare lì come imprenditori. Sostiene,infatti, che gli africani potrebbero guadagnare molto nel loro Paese se riuscissero a diventare consapevoli delle potenzialità economiche dell’Africa e sapessero come sfruttarle: bisogna solo guidarli perché possano prendere tale consapevolezza. E’ importante che comprendano, soprattutto, che ogni disagio che incontrano lì va considerato come una potenziale opportunità di lavoro.

Erik Gadotti

Dirigente dell’Istituto pavoniano Artigianelli di Trento, il dr. Gadotti ha già assicurato la disponibilità di uno spazio per la formazione in aula offerta dal presente progetto. Ritiene che il lavoro sia per i profughi non solo terapeutico ma anche fondamentale perché li aiuta a confrontarsi con l’obiettiva realtà occidentale, molto diversa dall’idea che ne hanno: in Africa, infatti, si pensa che qui si possano fare molti soldi senza faticare. Da questo punto di vista, potrebbe essere anche dannoso inserirli in un programma di accoglienza che dona loro molto e non chiede nulla in cambio. La persona che arriva in Italia andrebbe, dunque, messa subito in condizione di lavorare in progetti che abbiano un senso profondo di servizio alla comunità.

Docenti senza forntiere
Associazione nazionale attiva nel campo dell’educazione che si propone il cambiamento sociale attraverso la difesa del diritto all’istruzione. Formata da docenti che hanno condiviso e attuato all’interno delle proprie scuole percorsi di educazione alla cittadinanza e progetti di solidarietà, ne sostiene l’integrazione nei curricoli disciplinari per promuovere competenze di educazione mondiale nella consapevolezza della loro incisività educativa.
Relativamente al presente progetto Docenti senza Frontieri si occupa del progetto pedagogico rispetto alla formazione in aula, sulla base delle linee guida stabilite, ne assume la gestione e la responsabibilità.
 
Decisivo è stato l’incontro con AMREF ai cui principi fondanti ci allineiamo perfettamente.

Per l’associazione Grande Quercia, partecipano attivamente al progetto:

  1. Elisabetta Kalb, formatrice che ha maturato grande esperienza personale e professionale rispetto ai migranti. Dal 2003 lavora presso l'associazione "La Strada-Der Weg" di Bolzano, prima come educatrice e poi come coordinatrice del progetto di accoglienza per vittime di tratta e sfruttamento - sessuale e lavorativo. Rispetto al presente progetto si occupa della formazione degli associati, oltre che della supervisione dell’elaborazione del progetto. Si occuperà, inoltre, di strutturare un percorso di formazione per i docenti, se necessario.
  2. Cristiano Tomasini, imprenditore titolare dell’azienda Idrotech e formatore dei suoi stessi dipendenti. Ha in attivo molteplici esperienze di inserimento lavorativo di persone ex tossicodipendenti ed ha molta esperienza come formatore nel contesto lavorativo. Considera il lavoro come un’opportunità per dare dignità all’uomo e diventare parte produttiva nella società, nonché occasione di continua formazione. E’ disponibile per i percorsi di inserimento al lavoro e collaborerà nella ricerca di aziende in cui fare tirocinio.
  3. Antonio Arlotta, consulente legale dell’Associazione Grande Quercia, è dirigente presso il Ministero della Difesa e si occuperà, a conclusione del progetto pilota, di presentarlo al Ministero dell’Interno.
  4. Elisabetta Murdaca, Vice Presidente e referente dell’area dei diritti umani per l’Associazione Grande Quercia. Laureata in giurisprudenza e abilitata all'esercizio della pratica forense, ha poi scelto, per il suo progetto-famiglia, di sospendere temporaneamente l'esercizio della professione ma non la sua formazione. E’ referente del presente progetto per il quale raccoglie le informazioni necessarie, organizza e presiede gli incontri con gli attori coinvolti, e si occupa della elaborazione e sviluppo di quanto emerge.     

TERRITORIO DI RIFERIMENTO E RICADUTA DEL PROGETTO

Il progetto si rivolge e ha ricadute sul territorio di Trento e provincia. Diverse sono le conseguenze positive che tale progetto può apportare alla comunità,
per citarne alcune a titolo esemplificativo: creazione di una rete sul territorio; collaborazione tra settori diversi; esperienza di volontariato del richiedente asilo come forma di restituzione verso il territorio di accoglienza. Soprattutto, la principale conseguenza positiva che si ipotizza è il rimpatrio volontario
di persone altrimenti possibili preda della criminalità nella clandestinità. Non bisogna, infine, trascurare la possibilità di un rafforzamento dell’imprenditorialità italiana in Africa attraverso l’inserimento in quelle succursali di persone africane formate in Italia.

PUNTI DI FORZA

1. VERIFICA E SUPERVISIONE DEI PERCORSI

Si considera un punto di forza del progetto la costituzione, ad inizio lavori, di un’equipe multidisciplinare che accompagnerà i vari soggetti e sarà operativa per tutta la durata del progetto: per ogni utente, quindi, saranno coinvolte persone di diversi ambiti (educativo, economico, sociale), che solitamente non si incontrano e che faranno sinergia intorno alla persona.
All’interno dell’equipe sarà individuata una persona che avrà il compito di monitorare ogni singolo utente sotto più aspetti – presenza e partecipazione alla formazione, competenze acquisite, partecipazione al volontariato e al tirocinio, contatti con gli enti di riferimento – ed il compito di riferire ai colleghi. L’intera equipe è responsabile di monitorare l’andamento dei percorsi individuali ed il progetto nel suo complesso, avendo così la possibilità di valutare l’opportunità di eventuali adattamenti e modifiche ad hoc sulla base delle esigenze del singolo o dell’andamento del progetto.
E’ previsto che la suddetta equipe, in costante contatto, si riunisca a cadenza mensile ed ogni qualvolta se ne ravvisi la necessità.
L’Associazione Grande Quercia svolge anche il ruolo di coordinatore istituzionale e di garante che ogni parte svolga il suo compito nell’interesse comune di offrire le opportunità elencate ai partecipanti.

2. CREAZIONE DI UNA RETE CON IL MONDO ASSOCIATIVO

Fondamentale per una buona riuscita del progetto è il coinvolgimento delle imprese e gli enti di cooperazione internazionale che sviluppano progetti in Africa in un lavoro di rete. In modo da creare una sinergia tra gli attori coinvolti, le imprese che lavorano qui e le ONG italiane che operano lì. A tal fine ha già preso il via la creazione di un network con gli enti di cooperazione internazionali per verificarne la disponibilità a partecipare al progetto e con quale ruolo.

3.TUTORAGGIO IN AULA E MEDIAZIONE CULTURALE

Un altro punto di forza del presente progetto è il coinvolgimento di persone africane riconosciute come riferimento dai migranti africani presenti sul territorio. Soma Fafona si occupa, peraltro, di informare e sensibilizzare i profughi africani riguardo al progetto e lavorare con loro sulla motivazione a partecipare.
Una volta cominciata la formazione assumerà, inoltre, il ruolo di mediatore e tutor per i partecipanti.

4.TRASFERIBILITA’

Il presente progetto ambisce ad essere un modello di lavoro, una buona prassi, che possa essere replicato ovunque e da chiunque.

5. I COSTI

Gli associati dell’Associazione Grande Quercia mettono a disposizione gratuitamente il propriolavoro. Le attività in cui saranno inseriti giornalmente i partecipanti sono attività che non hanno costi a carico del progetto.
La disponibilità della scuola è gratuita e i docenti saranno risorse volontarie, che ci stiamo occupando di reclutare.
L’unica voce di costo sarà essere il viaggio di rientro per coloro che accetteranno di rimpatriare. A tal fine si stanno raccogliendo informazioni circa la possibilità di attingere ai Fondi Europeri per i rimpatri.

POSSIBILE ULTERIORE SVILUPPO DEL PROGETTO

Per gli africani presenti sul territorio, che abbiano il permesso di soggiorno o no,  ci sarà anche la possibilità di intraprendere un altro percorso formativo, diverso dal presente, che si sta elaborando con In.Fase s.r.l.s. e che si pone l’obiettivo di formare imprenditori, in modo che possano spendere nel loro Paese di origine le competenze maturate. 
Come accennato a pag. 9 si tratta comunque di un progetto autonomo e diverso dal presente e pertanto, non è previsto il coinvolgimento diretto di Cinformi nè i conseguenti costi a carico. Desideriamo solamente rendere gli attori partecipi del fatto che Julien Fanseu sta lavorando ad un preventivo di spesa e l’Associazione Grande Quercia si sta attivando per la copertura delle spese attraverso, ad esempio, la possibilità di attingere ai fondi messi a disposizione dalle varie Fondazioni.

Associazione Grande Quercia Via Perosi, 6 - 38068 Rovereto (TN)

C.F. 94039690220
P.I.V.A 02298980224

sito: grandequercia.org

e-mail: associazione.grandequercia@gmail.com

facebook.com/Associazione-Culturale-Grande-Quercia


referente di progetto:Elisabetta Murdaca

elisabettamurdaca@hotmail.com