Viaggio in Etiopia

A marzo 2017 Paola Baldin e Rosella Graziola, socie dell’Associazione si sono recate in Etiopia a Robe.

Rosella Graziola, quando è nata l’idea di questo viaggio?
Circa un anno fa, quando abbiamo saputo che don Andrea Toniolo, Responsabile del Servizio Nazionale per gli Studi Superiori di Teologia e di Scienze Religiose della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), era stato nella prefettura apostolica di Robe, per incontrare il suo caro amico ed ex vescovo di Padova Antonio Matiazzo, che si trova lì come missionario.

Siete state nella Prefettura apostolica di Robe?
Sì. La prefettura, istituita 5 anni fa, è dedicata a Madre Teresa di Calcutta, che personalmente nel 1977 ha portato i primi religiosi a Robe. Il prefetto è fra Angelo Antolini, originario di Fermo, da 35 anni missionario in Etiopia (23 anni nel Volaita, 5 nella diocesi di Meki, poi Robe). Qui ci sono, oltre alla casa del prefetto, la Chiesa, la scuola, l’asilo e in costruzione un ospedale per le malattie neuro-psichiatriche (unico nel suo genere in Etiopia).
La prefettura è area di prima evangelizzazione, la popolazione è quasi totalmente musulmana. Tutte le case dei missionari e le scuole hanno l'orto. Fra Angelo, infatti, è figlio di contadini e negli anni ha provato a coltivare un po' di tutto e lo ha insegnato anche ad altri.

Cosa vuol dire essere missionari al giorno d'oggi?
Me lo sono chiesta e mi è stato risposto che i cristiani devono essere come il sale. Il sale che si scioglie (muore) per dare sapore ad altre vite che non hanno mai conosciuto Cristo. Valgono più le opere che il numero delle persone convertite e di questo la prefettura è testimone: piena libertà di scelta, senza imposizioni. Io posso aggiungere che dipende dal missionario... anche in Etiopia le testimonianze sono sfaccettate come lo è il genere umano.

Ci sono altri centri missionari?
Sì e si trovano a distanze anche notevoli e impegnative. I principali centri, dove operano anche i religiosi di Robe, sono:
Kofole: un centro cattolico con la scuola, l’asilo e il centro sportivo. Sono presenti l'ex vescovo di Padova Antonio Mattiazzo, fra Bernardo e fra Matteo. Qui è stato attivato un progetto di caseificazione del latte locale (in Etiopia il formaggio non è conosciuto, il latte viene trasformato in burro o creme fermentate). In costruzione c’è una casa per ragazze madri ed è previsto l’ampliamento della scuola.
Adola: un centro con una casa famiglia con 9 ragazzi (12-14 anni) dove è presente don Giuseppe Guanella sacerdote fidei donum di Anagni e forse arriveranno delle suore colombiane.
Kokossa: centro rurale seguito dal vescovo emerito Antonio.
A Goba si trova il centro gestito dalle suore di Madre Teresa di Calcutta che aiutano 300 persone di tutte le età con disagi psichici e fisici.

Qual è il centro missionario più distante?
Dallo Manna, che si raggiunge attraversando un altopiano a 4000 metri, per poi ridiscendere a 1100 metri. Qui l'opera di fra Angelo è indirizzata sulla scuola e sui progetti agricoli: in un terreno (circa 3 ettari) si stanno coltivando moringa, carrubbo, manioca, ecc…, che poi vengono distribuiti alla popolazione e costituiscono un integrazione all'alimentazione. Il progetto è finanziato da GMA (Gruppo Missioni Africa) Onlus di Montagnana (Padova).

Vi sono progetti di microcredito?
Sì. A Dallo Manna, per esempio, sono state scelte 25 donne che nel febbraio 2017 hanno beneficiato di un prestito di 2000 Birr (23 Birr corrispondono ad 1 euro). C'è chi da poche capre ora ne ha 14 e chi ha avviato piccole attività commerciali. Su 25 donne, 3 non hanno restituito il capitale iniziale.

Chi supporta fra Angelo nei vari progetti?
Fra Angelo si avvale di persone laiche locali (sia catechisti che collaboratori per le procedure amministrative, per la presentazione dei progetti, per le costruzioni, ecc…). L'importante è creare rete e farsi ‘un buon nome’ in modo che la comunità accetti questi ‘forestieri’ e i progetti possano coinvolgere le persone che vogliono aiutare. Una filosofia molto diversa dai grandi progetti finanziati dalla cooperazione internazionale che spesso sono calati dall'alto e non coinvolgono in modo attivo la popolazione.

Cosa l’ha colpita?
Mi porto con me le parole di fra Angelo, che da sempre difende i diritti dei più poveri: “Nessuno si interessa a loro, papa Francesco spesso richiama ad assumersi la responsabilità nei confronti dei poveri, mentre invece queste persone danno solo fastidio, così come chi li aiuta e vorrebbe che si emancipassero dalla loro condizione. Ma dove va un mondo in cui l'ingiustizia sociale aumenta ogni giorno? La giustizia è la base della pace, lo diceva S. Agostino. In che direzione stiamo andando? Ci dobbiamo aspettare una nuova rivoluzione di assalto ai forni?”
Sezione: 
Africa